VIAGGIO IN ARMENIA
SINOSSI

1930: Osip e Nadežda Mandel'štam compiono in Armenia l'ultimo viaggio insieme della loro vita. Il poeta russo vuole ritrovare il dono della parola, dopo anni di silenzio, nel Paese che considera la culla della civiltà europea. Il sogno si realizza ma, al suo ritorno a Mosca, sarà condannato al confino e poi alla morte per aver scritto versi sgraditi al potere sovietico.
80 anni dopo, nel Caucaso, dell'Unione Sovietica sono rimaste solo le macerie. Il viaggio di Mandel'štam riprende là dove si era interrotto, in una regione all'incrocio di mondi, sospesa tra passato e futuro.
Il documentario ripercorre l'itinerario del poeta, da un lungomare abbandonato di Sukhumi fino alle montagne del Nagorno Karabakh. Ma questa volta, a guidare il viaggiatore, sono le parole di Nadežda, che ha imparato a memoria l'opera del marito per consegnarla alle generazioni successive. E per continuare a parlare con lui.
soggetto, regia: Andrea Rossini

con la collaborazione di: Giorgio Comai

voce narrante: Nada Malanima

musiche originali: Massimo Zamboni

produzione: Osservatorio Balcani e Caucaso; Kineofilm
INTRODUZIONE
(CATTIVI PRESAGI 30 APRILE – 1 MAGGIO 1938)

"Ogni cosa, il mondo intero era poesia."

                      

   Varlam Šalamov (I racconti di Kolyma)

Esterno notte. Barca sul Mar Nero, poco lontano dalla riva. Rollio delle onde. Particolari della barca, poi della costa e infine del mare.
Nadežda:
Quella notte sognai le icone. Era un brutto presagio. Mi svegliai piangendo e poi svegliai anche Osip. “Non aver paura”, disse lui. “Il peggio è passato.” E ci riaddormentammo. Ma io non avevo mai sognato icone tranne quella volta.
Sfuma a nero. Interno giorno (funerale a Sukhumi). Rumore del portone di una chiesa ortodossa che si spalanca, introducendo ad una funzione funebre. Immagini di icone, incenso, il pope e i fedeli. Particolari delle icone, particolari dei volti. Il feretro al centro della chiesa. La voce di Nadežda è interrotta dai suoni dell'ambiente (passi, litanie).
Nadežda:
Ci svegliarono presto: qualcuno bussò leggermente all'uscio. Osip andò ad aprire. Nella stanza entrarono in tre: due militari e il direttore.







Esterno giorno. Escono dalla chiesa. Luce, i fedeli che si allontanano. Macchine, scene di vita quotidiana.
Nadežda:
Ci eravamo incontrati, io e Osip, il I Maggio del 1919. Ci separammo il I Maggio del 1938, quando due soldati lo portarono via, sospingendolo da dietro. Ci interruppero a metà, mentre cercavamo di dirci qualcosa e non ci permisero di salutarci.




Lungomare di Sukhumi. Le onde battono contro un relitto cercando di
muoverlo. La voce di Nadežda comincia sui titoli.
[TITOLI DI TESTA]

1. CONSERVARE LE POESIE
NadeždaDi notte mormoravo versi. Il numero delle persone disposte a custodire i manoscritti diventava sempre più esiguo, allora ripetevo le poesie di Osip a memoria, per non dimenticarle. Così ho continuato a vivere con lui. Le fotografie – sono pochissime – le ho conservate con gli stessi metodi usati per i manoscritti.

Osip Mandel'štam (a destra), al suo fianco la Achmatova









































NadeždaIn questo compito ho avuto una preziosa alleata: Anna Achmatova. Non so se anche altrove sia così, ma nel mio paese la poesia ha un potere. Nel mio paese si uccide per una poesia. I versi risvegliano la vita, risvegliano la coscienza e il pensiero. Non so perché questo avvenga, ma avviene, e tanto basta. E se è così, se i versi che ho conservato possono ancora essere utili a qualcuno, vuol dire che non ho vissuto invano, che avevo un compito e che l'ho assolto.
Nadežda Mandel'štam
Anna Achmatova
Esterno giorno. Una coppia di anziani si allontana lentamente sul lungomare.
NadeždaDicono che i giovani non si interessano più di queste cose, e bisogna pensare ai giovani. Io, invece, insisto nel dire che non esiste un limite: bisogna parlare finché tutto non sarà detto fino all'ultima parola, finché non sarà ricordata ogni donna che ha seguito il marito nel lager o è restata a casa e ha taciuto, mordendosi la lingua. Chiedo che tutti assistano al mio incubo di mezzo secolo, compresi trent'anni e più di completa solitudine. Provate voi, cominciate; e allora, forse, vi passerà la voglia di uccidere.







Palazzi socialisti diroccati, già simbolo del potere sovietico.

La
piazza centrale di Sukhumi.
Entra in scena [X],avvicinandosi verso la telecamera.

[X]
: Venite, vi mostro dove hanno vissuto Osip e Nadežda Mandel'štam
Trasferimento verso la villa dove avevano soggiornato i M (soggettiva). Passeggiata nel parco. [X] descrive l'incontro tra Osip e Nestor Lakoba.
[X]: M era stato accolto a Sukhumi da Nestor Lakoba, allora presidente dell'Abkhazia. Ha vissuto in questa villa con la moglie Nadežda, prima di proseguire nel suo viaggio verso l'Armenia. Per M l'Armenia era un luogo mitico, e aveva fatto di tutto per raggiungerla.

Alla fine ci riuscì con l'aiuto di Bucharin. Cercava le radici dell'Europa. Le cercava alle pendici dell'Ararat, in Armenia, dove si erano incontrate la civiltà greca e quella giudaico cristiana. Lui era un ebreo russo, probabilmente il più grande poeta russo del Novecento. Poi però scrisse quella poesia contro Stalin, sapete. Lo uccisero, e distrussero le sue opere. Sua moglie però, Nadežda, imparò a memoria le poesie. Quando cominciò a diffondersi il samizdat, dopo Chruščëv, ripresero a circolare. Si salvò anche il Viaggio in Armenia, cioè il diario di quel viaggio iniziato qui, a Sukhumi.